Partorire in casa, provoca il doppio di decessi di neonati rispetto al parto in ospedale

Partorire in casa, provoca il doppio di decessi di neonati rispetto al parto in ospedale

New York Times. Uno studio americano suggerisce che il parto a casa causa il doppio di decessi di neonati rispetto al parto in ospedale.

Lo studio nasce dall’analisi di numerosi studi condotti in Europa, Stati Uniti e altri paesi sviluppati, che include oltre 350.000 parti a basso rischio pianificati a casa e più di 200.000 nascite negli ospedali.

I risultati indicano che lo 0,2% (2 su 1.000) di nascite domestiche genera un bambino morto, mentre in ospedale lo 0,09% delle nascite, cioè il 50% in meno rispetto ai domiciliari.

Le probabilità di complicanze sono maggiori nella prima gravidanza, in cui una donna ha una probabilità del 36% di aver bisogno delle cure ospedaliere; nella seconda gravidanza la probabilità scende al 9%.

Questi dati controversi sono stati pubblicati in una rivista di riferimento per ginecologi, l’American Journal di Ostetricia e Ginecologia, che mette in discussione la sicurezza del parto in casa.

Tuttavia, questi risultati entrano in conflitto con quelli ottenuti in altri studi che non indicano differenze nel tasso di mortalità perinatale delle nascite a casa e in ospedale.

Quello che indica questo nuovo studio sono i benefici che apporta il parto domestico: un recupero post parto più rapido, minor numero di cesarei o episiotomie e un parto più soddisfacente. Qualcosa che può generare un falso senso di sicurezza che li induce a sottovalutare il rischio, come indicato dal Dott. Joaquim Calaf, Direttore del Dipartimento di Ginecologia dell’Ospedale Santa Creu i Sant Pau.

Dopo il fallimento del parto in casa, le donne che si recano in ospedale, arrivano con poca riserva di ossigeno per il feto, con insufficienza respiratoria e problemi di rianimazione: la principale causa di morte nei neonati.

La pratica del parto in casa si è diffuso in paesi come la Gran Bretagna, Danimarca e Paesi Bassi, in quest’ultimo, pari al 28% di tutte le nascite. Un altro studio indica che l’Olanda è il paese europeo con la più alta mortalità (10 su 1.000 bambini), ma la morte è attribuita non solo ai rischi del parto in casa, ma è un fattore comunque da tener presente.

Inoltre, la commissione del Collegio delle ostetriche e Infermieri di Barcellona ha pubblicato una guida dei criteri di prestazione per l’assistenza al parto in casa con le massime garanzie. Stabilendo che affinché il parto possa farsi a casa, questo debba essere a basso rischio, il piano di nascita dovrebbe essere istituito prima delle 28 settimane di gravidanza, il parto dovrebbe avvenire tra le settimane 37 e 42, non può essere eseguita in gravidanze multiple, non se il bambino è podalico, e le donne dovrebbero eseguire scrupolosamente tutte le prove e le ecografie per monitorare la gravidanza.
Per il direttore della guida, questo studio americano sembra essere una reazione all’aumento dei parti a domicilio, a cui si oppone la società di ginecologia e ostetricia negli Stati Uniti e Australia, mentre la scuola medica britannica appoggia la pratica e l’Organizzazione Mondiale della Sanità difende il diritto di ogni donna di decidere sul proprio parto.

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